I migliori portafogli di criptovalute

Possedere un Bitcoin, o più in generale, delle criptovalute, sta diventando un fenomeno sempre meno di nicchia. Per quanto la tecnologia alla base sia piuttosto complicata e richieda conoscenze tecnico-finanziarie non indifferenti, la crescita senza freni di Bitcoin sta attirando sempre più attenzioni in tutto il mondo.
Il polverone sollevato è tale che governi autoritari, quali la Cina e la Russia, hanno già aggredito il CriptoMondo, con modalità differenti tra loro.
Continua a leggere!

Famosi algoritmi di consenso: PoW vs PoS vs dBFT

La blockchain alla base di Bitcoin è probabilmente il database più sicuro al mondo.
Ogni transazione è immutabile, potenzialmente eterna, e impossibile da imitare o contraffarre.

Il trucco? L’algoritmo di consenso, o consensus algorithm (a volte anche detto consensus mechanism o scheme).

 - Dilbert by Scott Adams

Essenzialmente, ogni transazione deve prima di tutto essere validata dai nodi del network, prima di essere definitivamente inclusa nella blockchain.
Per farlo, gli stessi nodi devono raggiungere un consenso sulla validità della transazione, senza doversi semplicemente fidare l’uno delle informazioni dell’altro.

Blockchain diverse hanno raggiunto lo scopo in modi diversi, tutti a loro modo interessanti e più o meno sperimentali.

Curioso?

Ecco i tre più famosi algoritmi di consenso.

Proof-of-Work (PoW)

Sicuramente il più famoso. Principale esponente? Ovviamente Bitcoin.
Altre famose criptovalute che hanno adottato il PoW sono essenzialmente derivati di Bitcoin, ad esempio Bitcoin Cash, Litecoin e Vertcoin. Ethereum è un’eccezione tra le più famose, in quanto blockchain sviluppata da zero, ma allo stesso tempo PoW.

Come funziona il più utilizzato algoritmo di consenso al mondo, quindi?

Ogni transazione viene prima di tutto inclusa in uno specifico blocco di dati, il quale è poi registrato sulla blockchain grazie all’hashing svolto dai miner.

“…Eh?”

Dumb Question - Dilbert by Scott Adams

Proviamo a semplificare: i miner criptano il blocco tramite uno specifico algoritmo (nel caso di Bitcoin, lo SHA-256), cercando essenzialmente di indovinare il risultato corretto (chiamato hash), secondo dei parametri stabiliti da un altro algoritmo, cosiddetto “di difficoltà”.
Il primo miner che azzecca “vince” sia una predeterminata somma di Bitcoin creata da zero, sia i costi di tutte le transazioni incluse nel blocco.
Queste due componenti fungono da incentivo monetario per i miner, vista l’utilità del lavoro per l’intera comunità.
In particolare, la somma di Bitcoin generata assieme al blocco è paragonabile all’operazione di stampa moneta delle Banche Centrali, perchè genera inflazione (sebbene sia molto più prevedebile dei meccanismi classici, perchè governata da un algoritmo).

Questo sistema è efficace per un motivo molto semplice: calcolare un hash velocemente richiede un’importante quantità di potenza computazionale, e, di conseguenza, elettricità.

“Cioè, fammi capire: i miner sprecano tonnellate di energia, e questo è un bene?”

Ottima domanda. Ovviamente ci sono due facce per la stessa medaglia.

Il vantaggio di un algoritmo PoW è la barriera economica per attori fraudolenti.
Per poter cambiare una transazione, o spenderla due volte (“double spending”), un malintenzionato dovrebbe prima di tutto ottenere una maggioranza assoluta di potere computazionale nell’intero network.
Impossibile? Non esattamente. Più semplicemente, sarebbe così complesso e costoso da rendere misero l’eventuale risultato finale (guadagno < costo).

Per questo motivo, affermare che il network Bitcoin sprechi energia non è corretto.

Allo stesso tempo, è invece assolutamente corretto notare la quantità di elettricità richiesta, e l’insostenibilità del network sul lungo termine.

Potete leggere al riguardo quest’ottimo articolo, che vi riassumo per comodità.
Al momento della stesura dell’articolo, se Bitcoin fosse stato una nazione, allora  sarebbe risultato 48esimo nella classifica del fabbisogno energetico nazionale.
Confrontando Bitcoin con VISA, il paragone diventa ancora più cupo.

bitcoinpower

Con l’energia necessaria per validare una singola transazione Bitcoin si potrebbero gestire più di 400.000 transazioni sul circuito VISA.

Aggiungiamo anche che i miner sono spesso cinesi, la cui energia prodotta tramite carbone è tanto inquinante quanto economica, e che i macchinari richiesti sono rari e costosi, per chiudere un quadro piuttosto ambiguo.

Non c’è quindi da stupirsi che il mercato si sia mosso per trovare alternative sufficientemente sicure e ben più ecologiche.

È il momento di introdurre il nostro secondo algoritmo.

Proof-of-Stake (PoS)

Da Proof-of-Work, o “dimostrazione di lavoro”, a Proof-of-stake, “dimostrazione di interesse”, cosa cambia?

Come suggeriscono le traduzioni, l’algoritmo PoS preferisce un approccio ben diverso.
La figura del miner rimane concettualmente la stessa, ma differisce radicalmente nella pratica.

In una blockchain, chi sono i maggiori interessati nel garantire la sicurezza e l’affidabilità del network?
Ovviamente, i proprietari di criptovaluta o token: infatti, nel caso il network venisse compromesso, la relativa moneta non varrebbe più nulla.

Partendo da questo semplice presupposto, l’algoritmo PoS stabilisce che per minare blocchi è necessario possedere e bloccare più o meno grandi quantità di criptovaluta.
Esempio veloce: hai il 3% dell’intera fornitura di FakeCoin? La probabilità di validare un blocco è del 3%.

Image result for proof-of-stakeCosì facendo, il sistema sopperisce agilmente agli svantaggi dell’algoritmo PoW, perchè:

  • Il sistema non richiede una grande potenza computazionale, e di conseguenza non solo è efficiente dal punto di vista energetico, ma è anche indipendente da macchinari specializzati e centralizzati.
  • Per compromettere il network servirebbe una maggioranza del 51%, rendendo l’operazione complessa e costosa.
  • In caso di tentativo di compromissione, il malintenzionato dovrebbe comunque acquistare il 51% della fornitura di criptovaluta, il cui valore crollerebbe a zero in seguito all’attacco stesso.

L’algoritmo PoS è, a ragione, considerato quasi sempre preferibile al PoW proprio per questi motivi.
Inoltre, è disponibile anche in modalità diverse, ad esempio la Delegated Proof-of-Stake, dove i proprietari di criptovaluta possono votare dei rappresentanti, i quali validano il network, propongono modifiche al sistema, e condividono le ricompense del mining con i loro elettori.
Praticamente una democrazia digitale.

Ma nonostante tutto, non è esente da difetti nemmeno l’algoritmo PoS.

Prima di tutto, al momento le blockchain PoS non sono ancora in grado di raggiungere le migliaia di transazioni al secondo necessarie per un network di pagamenti. Più comunemente, si attestano sulle centinaia al secondo.

Alcuni hanno anche fatto notare come PoW e PoS condividano un difetto/caratteristica: la procedura in caso di mancato consenso sulla validità di un blocco.
In caso due blocchi siano considerati validi nello stesso momento, la blockchain si biforca, registrandoli entrambi.

 

Image result for blockchain letter of credit

Uno o più blocchi dopo, il network ristabilisce il consenso su uno dei rami, il quale prima o poi si dividerà (in inglese “fork”) di nuovo, per poi ritrovare il consenso, e così via.

Per quanto questi eventi siano considerati una funzionalità della blockchain, in alcuni casi non sono desiderabili.

Immagina di comprare una casa e registrare l’acquisto tramite blockchain: vorresti davvero che l’atto venga validato in una versione alternativa, per poi non risultare più ufficialmente valido? Ovviamente no.

Per sopperire al problema, alcune blockchain usano l’algoritmo dBFT.
Perchè?

delegated Byzantine Fault Tolerance (dBFT)

L’algoritmo di consenso dBFT è stato portato alla ribalta dalla blockchain NEO (precedentemente chiamata “Antshares”), promettendo sostanziali miglioramenti e un solido meccanismo di validazione.

Image result for delegated Byzantine Fault Tolerance

La complessità del nome deriva dal “problema dei generali bizantini”:

[…] un problema informatico su come raggiungere consenso in situazioni in cui è possibile la presenza di errori. Il problema consiste nel trovare un accordo, comunicando solo tramite messaggi, tra componenti diversi nel caso in cui siano presenti informazioni discordanti.

Applicando la stessa analogia al mondo blockchain, l’obiettivo dell’algoritmo dBFT è di creare un consenso non soltanto univoco, ma anche affidabile e a prova di malintenzionati.

Ecco come:

  1. La base utenti è divisa in utilizzatori e nodi professionali, anche detti bookkeeping nodes. I primi vogliono semplicemente sfruttare le capacità del network, i secondi invece puntano al guadagno economico derivante dalla validazione della blockchain.
  2. Similmente all’algoritmo dPoS visto in precedenza, gli utilizzatori votano per eleggere dei delegati tra i nodi professionali disponibili, assegnandogli l’onere di validare il network.
  3. Ad ogni verifica, un delegato viene scelto pseudo-randomicamente per comunicare la sua versione della blockchain al resto del network.
  4. A questo punto, se il 66% dei rimanenti delegati approva la comunicazione, allora la blockchain raggiunge il consenso sulla verifica del blocco, e lo aggiunge. In caso contrario, viene eletto un nuovo delegato, il quale propone una nuova versione da votare.

Inizia sempre più ad assomigliare a un governo digitale, vero?

Tramite questa serie di voti, il consenso finale è sempre univoco.
Oltretutto, non essendo necessario nessun calcolo, il network è veloce e scalabile, permettendo di effettuare decine di migliaia di transazioni al secondo.

In questo modo, la blockchain riesce ad essere decentralizzata (più o meno, a seconda del numero di nodi professionali presenti) e, allo stesso tempo, abbastanza performante da competere con sistemi centralizzati più tradizionali.

Conclusione

Il tasso di innovazione nel settore blockchain continua a crescere esponenzialmente, e con esso anche le soluzioni volte a migliorare questi nuovi sistemi decentralizzati.

Tra i cambiamenti più interessanti ci sono sicuramente quelli agli algoritmi di consenso, che permettono validazioni più sicure e veloci, con compromessi più o meno accettabili.

Il più famoso algoritmo, denominato Proof-of-Work, è ancora considerato il più affidabile, pur mostrando enormi problemi di sostenibilità sul lungo termine a causa dell’energia richiesta per la validazione dei blocchi.

Ovviamente altri sviluppatori non sono rimasti a guardare, e nuovi algoritmi hanno portato maggiore efficienza e velocità.
Tra questi, si sono distinti il Proof-of-Stake, il delegated Proof-of-Stake, e infine il delegated Byzantine Fault Tolerance, il quale rinuncia a una completa decentralizzazione in favore di velocità, scalabilità e consenso univoco.

Tutto questo dimostra quanto non esista ancora uno standard tra gli algoritmi di consenso, in grado di garantire performance comparabili ai circuiti tradizionali e sicurezza simile al network Bitcoin.

Al ritmo di innovazione attuale, siamo sicuri che sia solo questione di tempo.

Che il 2018 sia l’anno giusto?

I migliori exchange di criptovalute

Hai appena preso la decisione di investire in criptovalute, magari una piccolissima somma, giusto per iniziare.
E ti sei chiesto: “Sì, ma dove posso farlo, e di chi fidarsi?”

Domanda legittima!
Negli ultimi mesi, quasi tutti i novelli appassionati di criptovalute mi hanno posto lo stesso identico interrogativo.

Esistono già 150+ exchange di criptovalute al mondo, la cui reputazione non è sempre a prova di bomba.

Basti pensare ai recenti hack e scandali: Coincheck ($450M)BitGrail ($150M, è un exchange italiano!)Bitfinex/Tether (mandato di apparizione), e tanti altri, da Mt. Gox a DAO.

E’ quindi imperativo conoscere le piattaforme più affidabili e utilizzate per minimizzare i rischi di hack, frode e furto.

Ecco quindi tre tra i migliori exchange disponibili in Italia:

1. Coinbase

L’exchange per definizione, il più user-friendly sul mercato.

Coinbase

Sei alle prime armi e vuoi effettuare un primo acquisto senza troppi grattacapi?
Coinbase è la risposta. In caso ti serva, puoi leggere la guida dettagliata all’acquisto.

Ovviamente, l’immediatezza è un’arma a doppio taglio.
Questo exchange offre al momento solo Bitcoin, Ether e Litecoin, e prevede delle commissioni sull’acquisto piuttosto alte.
Inoltre, permette soltanto di acquistare al prezzo di mercato. Nessun controllo granulare sugli ordini.

Personalmente, posso solo che consigliare di fare un primo acquisto, specialmente se in piccole quantità, su questa piattaforma. Una volta imparate le basi, potrai spostarti su exchange più complessi e sbizzarrirti con grafici e candele.

Pro: immediato, semplice, reputazione impeccabile.

Contro: alte commissioni sull’acquisto, poche criptovalute, zero controllo sull’ordine.

2. GDAX

GDAX rientra a malapena nella top 10 degli exchange più usati al mondo, e offre soltanto Bitcoin, Ether e Litecoin.

GDAX
GDAX presenta un’interfaccia professionale e minimale


E allora perchè lo sto inserendo al secondo posto?

Perchè GDAX utilizza lo stesso account di Coinbase (di fatto, sono la stessa società) e risolve due grossi difetti: le alte commissioni e l’assenza di ordini complessi.

Commissioni

Ogni ordine di acquisto o vendita a prezzo di mercato (per definizione: il prezzo più basso disponibile per l’acquisto, o il più alto per la vendita) richiede una commissione pari allo 0,2% della transazione. Coinbase applica l’1,5%, che aumenta a 3,99% in caso di acquisi tramite carta di credito.

Magnifico, giusto? Non è finita.

Nel caso si effettui un limit order invece di un market order, la commissione è pari a zero.

Ti invito ad approfittarne, quindi ecco lo spiegone su questa tipologia di ordini

Ordini

Ho accennato nel paragrafo precedente come funzioni un ordine di mercato. In quel caso, non stai creando alcuna liquidità sulla piattaforma.
Essenzialmente, stai approfittando delle offerte già presenti.

GDAX ha quindi deciso di premiare la creazione di offerte e, di conseguenza, l’aumento di liquidità eliminando le commissioni sui limit orders.

limit
I tre tipi di ordine su GDAX, con relativo buy/sell

Con questa tipologia di ordini, puoi decidere di acquistare o vendere a uno specifico prezzo. L’offerta rimarrà quindi disponibile per altri utenti, finchè non viene cancellata o accettata.

In pratica:

  • Vendita: puoi fissare un limit order a un prezzo maggiore del mercato. In questo modo, venderai solo e soltanto a quel prezzo, garantendoti i profitti desiderati.
  • Acquisto: l’opposto. Puoi emettere un limit order a un prezzo inferiore rispetto al mercato e approfittare di un improvviso ribasso (in inglese “dip”, nella tipica espressione “buy the dip”). 

Questa soluzione presenta un vantaggio non da poco: la possibilità di acquistare o vendere a prezzi più favorevoli.
Supponiamo tu sia convinto che il prezzo di un singolo Ether stia per diminuire. Grazie a un limit order, potresti testare la tua ipotesi impostando un acquisto ad un prezzo inferiore, magari del 10-20%.
In caso di fallimento, cioè nel caso in cui il prezzo di un Ether non si abbassi fino a raggiungere il prezzo impostato, l’ordine non si attiverà, e potrai cancellarlo senza alcun costo.
In caso contrario, success! Ether si è deprezzato abbastanza da raggiungere il prezzo del tuo ordine di acquisto. Avrai quindi comprato a un prezzo migliore rispetto a un ordine di mercato.

Ricorda ovviamente che questa tipologia di ordine non è istantanea. Se sei affetto da Fear of Missing Out (FOMO), o Paura di Perdere il Treno, approfitta dell’ordine di mercato.

Un’ultima nota: nell’immagine sopra, potrai vedere sulla sinistra tre sezioni, cioè Market, Limit e Stop. 
Gli stop order sono degli ordini di mercato che si attivano quando il prezzo raggiunge una certa soglia.
La differenza con i limit orders è lo scopo: con lo stop, potrai essere sicuro di vendere se il prezzo scende sotto una certa soglia, o acquistare se sale troppo.

Divertiti a sperimentarli! Ricapitolo:

  • I market order sono istantanei e costano lo 0,2% della transazione;
  • I limit order si attivano in un secondo momento (order fillinge sono gratuiti;
  • Gli stop order sono un ibrido: si attivano in un secondo momento, ma costano come un ordine di mercato.

Ok, finito lo spiegone. Continuiamo.

3. Binance

Binance è, al momento, l’exchange #1 al pari di Upbit (che al momento mi permetto di ignorare perchè ridondante) con un volume di circa $1.6 miliardi al giorno.

Questo exchange deve tutto il suo successo a un’interfaccia elegante, un’operatività eccellente, e commissioni a buon mercato.

binance
L’interfaccia di Binance è allo stesso tempo semplice ed efficace

Come da immagine, per ogni coppia di valute è presente un’interfaccia simile a GDAX.
Sulla sinistra, tutti gli ordini al momento disponibili: in verde le offerte di acquisto (a cui quindi potremo vendere i nostri coin), e in rosso le offerte di vendita (dalle quali, di conseguenza, potremo acquistarne altri).
Al centro l’andamento dei prezzi, completo di limit/market/stop orders, similmente a GDAX.
Per finire, sulla destra sono presenti tutte le coppie disponibili e lo storico delle transazioni della coppia selezionata.

Ma non è questo ovviamente il vero selling point di Binance.
La peculiarità della piattaforma è infatti la gigantesca offerta di criptovalute e token. E’ possibile trovare praticamente di tutto, e nuove cripto sono aggiunte regolarmente e velocemente.
Più o meno il paradiso di ogni folle appassionato… e speculatore.

Dulcis in fundo, Binance applica una commissione dello 0,1% su ogni tipologia di ordine, con un simpatico cavillo.
Ogni utente può di fatto acquistare su Binance il coin BNB, di proprietà dello stesso exchange, da usare per dimezzare le commissioni, da 0,1% a 0,05%.
Così facendo, le commissioni sono scalate dal totale BNB di volta in volta.
Se hai in mente di utilizzare Binance giorno e notte, ti potrebbe quindi convenire l’acquisto di una manciata di BNB per dimezzare i tuoi costi.

4. Exchange per Margin Trading

La triade Coinbase, GDAX, Binance è perfetta per passare da iniziato/nuovo utente a trader per hobby.
Partendo da un acquisto semplice, ma costoso, su Coinbase, è possibile testare ordini avanzati su GDAX, per poi spostarsi su Binance e sperimentare ogni tipo di criptovaluta.

Questi tre exchange non offrono però funzionalità avanzate come il margin trading, e di conseguenza la leva.
Tramite margin trading, investiamo con capitale preso in prestito da altri utenti, pagando un tasso di interesse. Questa operazione permette di sfruttare la leva finanziaria e accedere a transazioni prima inaccessibili.

margin
Margin trading: una garanzia iniziale permette di ottenere ulteriori fondi in prestito

Esempio: i miei 1000$ di garanzia mi permettono di prendere in prestito altri 1000$, ottenendo così un totale di 2000$. Ho così ottenuto una leva 2:1, cioè al doppio del capitale in garanzia.

Sebbene questa funzionalità permetta anche ai pesci più piccoli di effettuare transazioni maggiori, e quindi più profittevoli, espone anche a grandi rischi a causa della volatilità delle criptovalute.
Infatti, nel caso le perdite superino i limiti specificati dalla piattaforma, la tua posizione verrà margin called. In parole povere? Chiusa e azzerata.

La mia raccomandazione è assolutamente di non provare il margin trading, se non con somme ininfluenti.

Se pensi di avere il background e l’esperienza necessaria, puoi sperimentare gli exchange elencati qui. Personalmente, tra i tanti potrei nominare Bitfinex e Kraken, nonostante quest’ultimo non sia molto performante.

In conclusione

Ora che sai cosa fare e dove andare, giusto qualche consiglio:

  • Non investire più di quanto puoi permetterti di perdere. Le criptovalute sono volatili e speculative, stai attento.
  • Ricorda sempre che ogni exchange presenta rischi di hacking, phishing, furto, exit scam, ecc.. Se intendi comprare e tenere sul lungo termine, creati un portafoglio di criptovalute e trasferisci i tuoi coin/token al sicuro.
  • Prepara una strategia prima di iniziare una transazione: vuoi guadagnare il 10-20-30%? Tenere sul lungo termine? Qualunque sia il tuo obiettivo, delinea una strategia e seguila. Il mercato soffre regolarmente di attacchi di panico, per cui è giusto vendere quando si ritiene opportuno.

In generale, divertiti! Le criptovalute ci permettono di diventare i nostri stessi broker e imparare i fondamentali non solo della tecnologia blockchain, ma anche del trading finanziario.

Perchè non approfittarne?


Questo articolo riflette la mia opinione personale e non è considerabile come un consiglio d’investimento professionale.
Investi in criptovalute con cautela.

Blockchain in pratica: 3 applicazioni oltre il Bitcoin

Ormai abbiamo sentito tutti parlare della famigerata tecnologia Blockchain.
Un database distribuito, decentralizzato, immune a interferenze di terze parti e matematicamente affidabile.
(Se questo pitch non fosse sufficiente, consiglio di leggere in 2 minuti l’articolo dedicato a questa fantastica innovazione.)

Ma quali sono i suoi utilizzi, in pratica? Quali aziende stanno implementando un sistema funzionante basato su Blockchain? E cosa ci dovremmo aspettare in futuro?

Proviamo a rispondere a queste tre domande.

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Cos’è un Bitcoin?

Un tempo era il baratto. Poi l’oro, le banconote, i conti correnti.

Ogni cambiamento del sistema finanziario ha richiesto decine, se non centinaia d’anni, ma ha sempre comportato un’incredibile salto in avanti.

Vuoi sapere quale sarà il prossimo? E’ già in corso.

Ti presento il Bitcoin.

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