Cos’è un Bitcoin?

Un tempo era il baratto. Poi l’oro, le banconote, i conti correnti.

Ogni cambiamento del sistema finanziario ha richiesto decine, se non centinaia d’anni, ma ha sempre comportato un’incredibile salto in avanti.

Vuoi sapere quale sarà il prossimo? E’ già in corso.

Ti presento il Bitcoin.

Cos’è? E perchè il Bitcoin?

Il Bitcoin è una moneta digitale, nello specifico una criptovaluta (in inglese, cryptocurrency). Le sue caratteristiche l’hanno resa una rivoluzione nel panorama finanziario mondiale, e per degli ottimi motivi.
Il Bitcoin si differisce dalle valute nazionali (ad esempio il Dollaro e l’Euro) su 4 elementi:

  1. E’ una valuta decentralizzata: non esiste nessuna Banca Centrale che inietti Bitcoin nel sistema. La moneta viene prodotta da una rete di utenti del network, chiamati miner, i quali validano e registrano le transazioni in cambio di Bitcoin nuovi di zecca. Il tutto viene rigorosamente controllato da algoritmi che garantiscono una produzione salutare di valuta e un andamento regolare del network. Questo sistema si chiama blockchain, e ne spiego il funzionamento in questo articolo.
  2. La fornitura di Bitcoin è limitata: esisteranno al massimo 21 milioni di Bitcoin in totale nel 2140. Sapendo quanti ne vengono prodotti ogni anno, e sapendo che la produzione di nuovi Bitcoin si dimezza circa ogni 4 anni, è semplice calcolare l’inflazione annua (cioè l’aumento percentuale della fornitura esistente). Nel caso delle economie nazionali, l’inflazione è invece decisa arbitrariamente dalla Banca Centrale in modo flessibile in base alle esigenze. Pensa: dalla crisi del 2008, la supply del dollaro è quadruplicata, di conseguenza, semplificando, il valore di un singolo dollaro è calato del 75% dall’inizio della crisi. Al contrario, la fornitura Bitcoin è matematicamente prevedibile, e non esiste tale rischio. Rimane purtroppo molto volatile, ma ne parliamo nel dettaglio nella sezione successiva.
  3. Le transazioni avvengono peer-to-peercioè da utente a utente. Non servono banche o intermediari di sorta. Questo permette non solo di aumentare l’efficienza del sistema, ma anche di rendere l’utilizzatore di Bitcoin il vero e unico proprietario della moneta. Come? Archiviando la criptovaluta su dei veri e propri portafogli software o hardware, sui quali l’utente ha il pieno controllo. Trovi le 3 opzioni più comuni e le loro caratteristiche in questo articolo.
  4. E’ open source: il codice sul quale si basa l’intero sistema Bitcoin è al 100% disponibile al pubblico e disponibile a idee di nuovi programmatori. In questo senso, il Bitcoin democratizza le politiche monetarie precedentemente esclusiva delle Banche Centrali.
Milioni di dollari in circolazione negli ultimi 50 anni

Il Bitcoin deve il suo successo alla decentralizzazione, la fornitura limitata, le transazioni peer-to-peer, e al codice open source

Fantastico, ma in pratica? Facciamo un esempio.

John vuole creare una valuta digitale per la sua comunità: il JohnCoin.
Per farlo, crea la piattaforma blockchain e convince 100 persone della sua comunità a diventare miner. Decide che ogni anno verranno prodotti 1000 JohnCoin, fino a un massimo di 100mila, in modo da stabilire una politica monetaria. A questo punto, i miner iniziano ad aggiornare ed ampliare la blockchain e validare le transazioni, ricevendo in cambio JohnCoin dalla piattaforma. Finalmente, i JohnCoin possono essere distribuiti ai membri della comunità e inviati senza alcun intermediario da un utente ad un altro sulla blockchain di John.

Stiamo quindi parlando di una rivoluzione radicale rispetto al sistema finanziario e alle politiche monetarie odierne.
Eppure, se rifletti un attimo, capisci che non hai probabilmente mai visto nessuno pagare tramite Bitcoin, nè tantomeno parlarne!
Come mai l’adozione è ancora così bassa a distanza di anni?

Ecco perchè è necessario conoscere i limiti della tecnologia Bitcoin e della relativa economia.

Limitazioni

Anche se il Bitcoin introducesse un nuovo virtuoso modello economico, non sarebbe sostenibile senza delle specifiche tecniche credibili. Ecco perchè partiamo dai limiti della tecnologia:

  1. Numero di transazioni al secondo: la piattaforma Bitcoin supporta un massimo teorico di 7 transazioni al secondo (qui la spiegazione sul calcolo). Il massimo teorico del circuito di pagamenti globale Visa? Circa 60mila… nel 2015. Facendo una semplice divisione, il circuito Visa è circa 8500 volte più veloce della piattaforma Bitcoin.
    Questa limitazione è stata motivo di divisione all’interno della comunità già in primavera 2017 relativamente alla soluzione da implementare, e lo è tuttora, soprattutto perchè la piattaforma ha già superato le 10 milioni di transazioni al mese (circa 3,84 transazioni al secondo).
Numero di transazioni al mese sulla piattaforma Bitcoin (Wikipedia)

Gli sviluppatori sono al lavoro su molteplici soluzioni al riguardo, fino a quel momento dovremo accontentarci degli Euro e di Visa.

2. Accesso a Internet: sembra strano che Internet risulti un limite nel 2017, eppure un Italiano su tre risulta essere un analfabeta digitale. I Bitcoin possono essere scambiati con facilità unicamente tramite accesso a Internet, e sono quindi preclusi in termini di complessità a analfabeti digitali o in territori di digital divide.

3. Complessità: ammettiamolo, i Bitcoin sono strumenti digitali al momento piuttosto complessi per la maggioranza della popolazione mondiale. La piattaforma blockchain sulla quale si poggiano è un’innovazione tecnologia che ha meno di dieci anni di vita, dipendente da complesse funzioni matematiche e criptografiche. Hai mai provato a spiegare Google ad un parente “analogico”? Ora immagina la sua faccia di fronte a una “valuta digitale decentralizzata basata sulla criptografia e su transazioni peer-to-peer”.

Il Bitcoin può gestire poche transazioni al secondo, e richiede un’alfabetizzazione digitale al momento molto elitaria

Potrei fermarmi qua. Abbiamo già un numero sufficiente di ostacoli per la nostra rivoluzione contro le banche e i poteri forti.
Rimangono però interessanti le limitazioni economiche del Bitcoin, e delle criptovalute in generale, perchè permettono di capire ancora più a fondo la freschezza di queste applicazioni tecnologiche.

  1. Volatilità: il motivo per cui lo speculatore digitale ama il Bitcoin. Il tasso di conversione Dollaro per Bitcoin (USD/BTC, in termini tecnici) è caratterizzato da movimenti violenti, non necessariamente legati a notizie riguardo ai cosiddetti fundamentals, cioè alle caratteristiche della tecnologia e all’adozione della stessa.
    Guarda tu stesso:
Rapporto USD/Bitcoin dagli albori (Coindesk.com)
Rapporto USD/Bitcoin nell’ultimo mese (Coindesk.com)

Dal 2009, il Bitcoin è cresciuto a ritmi vertiginosi. Nel 2017, il valore in dollari di un Bitcoin è 4 volte quello di fine 2013, a circa 4300 dollari.
In un mese, il valore è riuscito a variare da un alto di 4600 dollari a un minimo di 3000.
E se è perfetto per chi specula, è estremamente dannoso per chi aspira ad usarlo come moneta di tutti i giorni. Vorresti davvero pagare 10 dollari per una pizza, sapendo che potrebbe un giorno valere 40 milioni di dollari (sì, nel 2010 una pizzeria accettò 10.000 Bitcoin per una pizza)? Sicuramente no. E qui passiamo alla seconda limitazione.

2. Moneta e riserva di valore: nella finanza tradizionale, difficilmente una valuta (soggetta ad inflazione, e quindi a perdita di potere di acquisto) può essere considerata una riserva di valore, come l’oro o il mercato immobiliare. Per riserva di valore si intende un titolo o oggetto in grado di mantenere il proprio valore e/o la propria utilità inalterati nel tempo.
E qui diventa interessante. Il Bitcoin è al momento inflazionario, ma il suo aumento costante di valore e la capacità di resistere agli shock internazionali (perchè slegato dal fallimento delle Banche) lo rende una potenziale riserva di valore. Avviene già adesso in paesi soggetti a instabilità politica e iperinflazione, come il Venezuela o lo Zimbabwe. Il potenziale rimane ovviamente tale a causa della volatilità del Bitcoin, come precedentemente accennato.

“Insomma? E’ una rivoluzione o no?”

La mia risposta puramente personale è: sì, ma.
Il “ma” è d’obbligo, ed è positivo che ce ne sia uno, perchè ci rende consapevoli delle aree di miglioramento. La tecnologia è ancora grezza e sicuramente inadatta all’adozione di massa, in termini di accessibilità e limiti tecnici, ed è preferibile mantenersi razionali al riguardo. C’è ancora molto su cui lavorare (e alcuni concorrenti sul mercato si stanno rivelando molto promettenti al riguardo, ad esempio Ethereum).
Difficile però pensare a un mondo senza banche, e non emozionarsi.

Time will tell.

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