Non solo Bitcoin: cos’è Ethereum?

E’ facile pensare che si possa riassumere il mondo delle criptovalute con la parola “Bitcoin”. Per quanto ci sia una discreta dose di verità in quest’affermazione, essendo il valore di mercato di Bitcoin circa la metà del mercato totale, è allo stesso tempo fin troppo riduttiva. Perchè?

Al momento esistono 1000+ criptovalute.

Potermmo parlarne tutto il giorno, tutti i giorni, per un mese, e probabilmente non riusciremmo a coprire tutti i progetti più interessanti, nè le innovazioni tecnologiche del settore che sembrano fioccare di giorno in giorno.

Per cui, oggi ci focalizzeremo sul Re delle cryptocurrenciesEthereum.

“Perchè proprio Ethereum?”

Per rispondere a questa domanda, è meglio partire dal presente.

Il successo di Ethereum può essere riassunto così:
Ether, la criptovaluta necessaria per utilizzare i servizi Ethereum, è la seconda al mondo in termini di capitalizzazione del mercato, circa 28 miliardi di dollari in questo momento, per un prezzo unitario di circa 300 dollari.
Ethereum è anche la piattaforma blockchain leader nel campo delle Initial Coin Offering, sulle quali ci soffermeremo più avanti, con più del 50% del mercato.
Da Ottobre 2016, il valore è cresciuto di 30 volte.

Sì, 30. Più precisamente, da circa 10 a 300 dollari. Controlla tu stesso!

Andamento del valore di 1 Ether nell’ultimo anno (cambio USD/ETH in verde, BTC/ETH in arancione)

Ora l’espressione “perdere il treno” ha tutto un altro significato, vero?

Ethereum è la prima piattaforma al mondo nel mercato delle blockchain, e per un ottimo motivo

Bene, ora che ho la tua attenzione, passiamo al come Ethereum ha raggiunto queste incredibili vette.
Il punto di partenza è simile a quello di Bitcoin e di tante altre criptovalute, di fatto una caratteristica comune a quasi tutti le monete basate su blockchain. Riassumo velocemente le caratteristiche principali (trovi un’analisi più dettagliata nell’articolo dedicato ai Bitcoin):

  1. E’ una piattaforma decentralizzata: non esiste nessun ente centrale che controlli e modifichi il sistema. Soltanto sviluppatori da ogni parte del mondo e tanto codice open source.
  2. E’ open source: il codice sul quale si basa l’intero sistema è al 100% disponibile al pubblico e disponibile a idee di nuovi programmatori. In questo senso, anche Ethereum democratizza la tecnologia nella sua interezza, dall’implementazione di nuove funzioni alla definizione della criptovaluta.
  3. Ha una sua criptovaluta: come accennato in precedenza, Ethereum utilizza il token chiamato Ether, il cui valore è di circa 300 dollari. Il rateo di inflazione è molto alto, circa il 15% annuo, fattore che lo differenzia dal Bitcoin. La roadmap però prevede l’implementazione di un nuovo tipo di validazione delle transazioni, chiamato “Casper”, che porterà l’inflazione tra lo 0.5% e il 2% annui.

Ma le somiglianze, quantomeno con il Bitcoin, finiscono qua.
Ethereum deve infatti il suo successo a due grandi innovazioni: gli smart contracts e le ICO.

La rivoluzione degli smart contracts

Cosa sono? Ecco la definizione ufficiale da ethereum.org (il sito ufficiale della fondazione svizzera):

“Gli smart contracts sono applicazioni che funzionano esattamente come programmate, senza alcuna possibilità di downtime, censura, frode, o interferenza di terze parti.”

Carta contro Codice

Immaginate di prestare i vostri risparmi a uno sconosciuto, il quale vi promette in garanzia la sua macchina di uguale valore al prestito. Vi fidereste? Non necessariamente. Infatti preferiamo prestare i nostri soldi agli istituti finanziari, i quali, a loro volta e forti del loro vantaggio competitivo, prestano a sconosciuti in possesso della corretta documentazione i vostri soldi, ottenendo un margine.
E qui entra in gioco una possibile applicazione di smart contract: nel momento in cui il nostro sconosciuto debitore smette di pagare, la garanzia legata allo smart contract diventa istantaneamente nostra.Senza interventi di alcun tipo. E’ sufficiente programmare lo smart contract secondo gli accordi iniziali.

Geek Notes: Gli smart contract sono possibili grazie all’EVM, o Ethereum Virtual Machine, una macchina virtuale decentralizzata, in grado di eseguire programmi. Chiunque può scaricare gli strumenti necessari per iniziare a programmare sulla piattaforma Ethereum.
L’unico ostacolo? Il linguaggio, denominato “Solidity”, è un ibrido tra C e Javascript, e presenta una curva di apprendimento elevata.

La possibilità di creare programmi immuni a interferenze di terze parti e legati a un’economia digitale è difficilmente ignorabile.
Al momento sono stati creati smart contract per la gestione dell’identità digitale, per i prestiti alle piccole-medie imprese, per la facilitazione dei pagamenti cross-border e peer-to-peer, e per altre decine di ambiziosi rivoluzioni.

L’applicazione più comune di Ethereum è però sicuramente la seguente: la creazione di nuove valute.
Come? Tramite un’ICO.

Funding 2.0: Initial Coin Offering

Initial Coin Offering, o ICO, è il termine dato alla vendita di nuove criptovalute, chiamate token, in cambio di valuta esistente (principalmente Ether). Serve una spiegazione, lo so.

Partiamo dal principio: grazie agli smart contract, le terze parti sono in grado di creare applicazioni decentralizzate, chiamate dApps, legate ad una nuova criptovaluta simile all’Ether, ma generata da zero.
In pratica:
1. Creo un nuovo progetto.
2. Vendo la mia nuova criptovaluta in cambio di Ether. Lo scambio avverrà tramite smart contract (es. 1 Ether = 1000 MediumCoin), e il valore della nuova moneta sarà legato al valore percepito del mio progetto.

Gli investitori acquistano nuove valute ICO tramite Bitcoin/Ethereum

In questo modo, le fasi di startup e di finanziamento si intrecciano, rendendo i progetti basati su Ethereum molto appetibili ai potenziali investitori.
Il motivo è presto detto: storicamente, le ICO hanno spesso dato vita a veloci e importanti rendimenti per i primi investitori.
Per esempio, Ethereum è cresciuto circa del 100.000% dall’ICOCentomilapercento.

La possibilità di creare la propria moneta ha quindi due ruoli:

  1. Ottenere investimenti in cambio di un potenziale ritorno sull’apprezzamento del singolo token nel mercato.
  2. Incentivare gli utilizzatori della nuova applicazione, creando un’economia bilanciata e atta a ricompensare tutte le parti coinvolte.

E’ importante tenere bene a mente la dicotomia dei token. 
Per quanto possa essere facile ottenere investimenti, un progetto senza un’economia valida potrebbe portare il valore della nuova criptovaluta al collasso, deludendo gli investitori e fermando l’adozione allo stadio iniziale.

(L’argomento ICO è tanto importante quanto vasto, per cui lo analizzeremo nel dettaglio nel prossimo articolo)

Il nuovo Bitcoin?

Tenendo in conto tutti questi fattori, Ethereum può essere considerato un concorrente di Bitcoin, o un suo complementare.
Al momento, Bitcoin rimane saldamente in testa nella classifica delle quotazioni crypto, con un mercato di 97 miliardi di dollari, contro i 29 di Ethereum.

Ma come sappiamo, i colpi di scena nel CriptoMondo sono sempre dietro l’angolo…

 

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