Investire Passivamente in Criptovalute: le 3 Migliori Opzioni

Articolo originariamente pubblicato sul mio account Medium.

A un anno dall’ultimo post, torno sull’argomento criptovalute con una sfumatura leggermente diversa: l’investimento a lungo termine con il minimo sforzo, sfruttando passive index investing.

Partiamo con un’autocritica: proporre una strategia a lungo termine in un mercato speculativo e in evoluzione come quello delle criptovalute è probabilmente folle.
Alta volatilità, alto turnover tra i top 50 coins per market value, alta speculazione.
Questi sono tutti elementi che favoriscono una gestione attiva e focalizzata sul guadagno a corto termine.

Detto questo, molti piccoli investitori continuano a perseguire la filosofia “HODL”, cioè dell’accumulo periodico evitando la vendita.
Questo permette di sfruttare i crolli di mercato come “sconti” rispetto alla media d’acquisto sul periodo (strategia del dollar cost averaging), e allo stesso tempo ridurre il numero di scambi sugli exchange e i relativi costi di commissione (strategia denominata passive investing buy-and-hold).

Tutto bellissimo…

…Ma cosa succederebbe se la criptovaluta che hai diligentemente accumulato si rivelasse perdente nella corsa al nuovo paradigma tecnologico? Il tuo investimento andrebbe a zero.
Probabilmente in un giorno.

Di fatto, hodling spesso vuol dire esporsi al rischio della criptovaluta che stai accumulando.
Per analogia: è esattamente come investire in Borsa sempre nella stessa azienda nel corso degli anni, correndo il rischio di vederla fallire miseramente assieme ai tuoi risparmi.

Certo, potresti accumulare più criptovalute e ribilanciarle periodicamente, ma richiederebbe uno sforzo importante.

Partiamo quindi da una semplice soluzione ampiamente adottata in Borsa per facilitare la diversificazione di un paniere d’investimenti, ma senza aumentarne la complessità: gli indici di mercato (market index) e i fondi comuni (mutual funds).

Diversificazione è la parola chiave

Semplificando: un indice di mercato è un portafoglio ipotetico. Include un numero arbitrario di azioni di aziende quotate, pesate seguendo uno specifico criterio, e provenienti da uno o più settori industriali.
Il suo valore deriverà quindi dal valore della media pesata del portafoglio.

Qui entra in gioco il mutual fund: questo tipo di fondo offre, di fatto, un prodotto che miri a tracciare pedissequamente uno specifico indice di mercato.
Gli investitori interessati possono quindi comprare direttamente una quota del fondo comune per esporsi ai rischi/rendimenti di interi mercati (invece di singole aziende). Questa strategia è denominata index investing.

Per dare un’idea: lo S&P500, uno degli indici di mercato più famosi del mondo, avrebbe reso il 10% nominale l’anno circa dalla sua nascita nel 1926.
Per un investitore privato, sarebbe stato sufficiente acquistare una quota di un fondo comune basato sul S&P500, e pagare al fondo una piccola percentuale annuale per il servizio reso.

“Se i dati non dimostrano che gli indici sono superiori, beh, i dati sono sbagliati.” — John Bogle, 2007

Quest’innovazione finanziaria era praticamente assiente in maniera strutturata ed economica nel mondo delle criptovalute.

Fino all’arrivo di Invictus Capital a fine 2017, quantomeno.

Nota: non sono affiliato in alcun modo ad Invictus Capital, e non ricevo nessuna commissione sui loro prodotti. Possiedo token di alcuni loro prodotti per scelta personale.

Invictus Capital ha sviluppato tre prodotti, di diversa natura e rischio.

La gestione ha un track record eccellente, ed è possibile discutere direttamente con i fondatori tramite il server Discord dedicato.

Per quanto Invictus non sia l’unica azienda ad aver sviluppato prodotti del genere, è invece la prima a creare un’offerta a basso costo, efficiente e trasparente.

Nel dubbio, puoi trovare al punto 4 in questo articolo tutte le alternative sul mercato ai prodotti Invictus che sono riuscito a trovare.

Vediamo quindi quali sono questi tre prodotti marchiati Invictus Capital, e quali le alternative.

1. Crypto20

Crypto20 è stato il primo prodotto offerto dall’azienda nel 2017 tramite ICO.

Si tratta di un fondo chiuso. Questo implica che non verranno create nuove quote. Per ottenerne una, è quindi necessario acquistarla da altri investitori.

Crypto20 (token ticker: C20, tipo: ERC-20) offre l’accesso alle prime 20 criptovalute per capitalizzazione di mercato, pesate algoritmicamente, ma limitate a un peso singolo massimo del 10% (per evitare un’esposizione eccessiva ai singoli coin, come, ad esempio, Bitcoin).
Ogni settimana, il fondo in automatico viene ribilanciato, e i pesi leggermente aggiustati in base alle performance dei singoli coin.
In questo modo, i coin che escono dalla top 20 vengono venduti e rimpiazzati con i nuovi entranti.

La parte più bella? Ogni token rappresenta una quota del fondo, il cui valore in dollari è chiamato Net Asset Value (NAV). E’ possibile riscattare il NAV direttamente dal portale di Invictus Capital. Il riscatto avviene direttamente in ETH (Ethereum) sul wallet indicato.
Questo implica che il valore di un token C20 non è speculativo: ogni token è una quota di un paniere di investimenti (qualcuno ha detto “mutual fund”?) che puoi direttamente riscuotere sul portale di Invictus Capital.

Non male, eh? E tutto questo per una fee annuale dello 0.5%.
Non è bassissima se pensiamo agli 0.1% circa di prodotti finanziari più classici (come gli ETF, ad esempio), ma rimane eccellente per un prodotto così innovativo

Inoltre, il fondo permette di sfruttare un’importante economia di scala, ottenendo ulteriori rendimenti tramite staking di tutte le criptovalute nel paniere basate su algoritmo di consenso Proof-of-Stake (semplificando: C20 rende anche una piccola quota di ricavi aggiuntivi annuali).

Tutto questo ha permesso a Crypto20 non solo di diventare lo strumento di investimento passivo definitivo (al momento), ma anche di regalare performance superiori a Bitcoin e al mercato totale!

Variazione % di C20, Bitcoin e Mercato Totale su 13 mesi (fonte: Crypto20 2018 Annual Report).

Da Dicembre 2017 all’estate 2018, C20 ha battuto sia BTC sia il mercato totale, per poi circa coincidere con l’andamento di entrambi.

Inoltre, il team invia sia riassunti delle notizie principali del criptomercato, sia report sul ribilanciamento e la performance del fondo settimanalmente.

Purtroppo Crypto20 soffre di un solo, importante problema: la liquidità.
Gli investitori se lo tengono stretto, ed è presente soltanto su exchange meno conosciuti (al momento DflowP2PB2BHitBTCUniswapOvex).
Il team di Invictus ha già promesso una soluzione fatta in casa, ma al momento non è disponibile.

Se sei interessato ad acquistare C20, ti consiglio di provare Ovex prima di HitBTC, che ha un costo di ritiro molto alto per transazione.
Uniswap è una dApp per swap di token ERC-20 decentralizzato, per cui lo consiglio solo a utenti esperti.

2. Invictus Hyperion Fund

Il secondo prodotto di Invictus Capital ha raccolto quasi 10 milioni di dollari a Maggio 2018, in un IPO estremamente ben organizzata.

L’Hyperion Fund (token ticker: IHF, tipo: ERC-20) è un syndicated venture capital fund. In parole più italiane, è un fondo finanziato da molteplici investitori privati e che investe in start-up nel mondo crypto, sia privatamente pre-ICO, sia nelle ICO stesse.
Anche questo prodotto è un fondo chiuso.

Differentemente da Crypto20 però, non è ovviamente un indice di mercato. Questo prodotto ti permette di investire in realtà promettenti e sfruttare sia l’apprezzamento delle quote acquistare privatamente, sia l’eventuale vendita dei token su exchange pubblico.
La massa del fondo permette anche qui di ottenere sconti o accordi normalmente non disponibili ai singoli piccoli investitori.

Naturalmente, il fondo è di natura molto più rischioso, in quanto espone al rischio di fallimento delle singole start-up.

Il token IHF ha ottenuto nel suo primo anno circa dei rendimenti eccellenti vs ETH e BTC. Il report trimestrale di Dicembre 2018 mostra +164% vs ETH e +22% vs BTC dall’inizio del fondo.

Variazione % di IHF vs USD, ETH e BTC per trimestre (fonte: IHF 2018 Annual Report).

Questo premium dimostra l’ottimismo di mercato nei confronti degli investimenti fatti dal fondo e della loro bontà.
Puoi trovare maggiori dettagli nel report completo.

“Stupendo, ma la fregatura sta sempre nel costo annuale! 🙄”

Normalmente ti darei ragione, ma l’Hyperion Fund non ha nessunacommissione annuale.
Gli obiettivi dei fund manager sono essenzialmente allineati a quelli degli investitori, cioè accrescere il valore del fondo tramite investimenti di qualità, consulenza professionale e ovviamente strategie di uscita ben eseguite.

Puoi acquistare IHF su due exchange: Liquid e IDEX.

Nota: IDEX è un exchange decentralizzato, per cui è consigliato soltanto a utenti esperti.

3. Crypto10 Hedge

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Per quanto Crypto20 offra già un’esposizione diversificata e periodicamente ribilanciata alle criptovalute più quotate, rimane pur sempre un fondo chiuso e senza meccanismi di hedging. Questo implica una bassissima liquidità sugli exchange e un rischio negativo (downside) importante, sebbene bilanciato da prospettive di rialzo altrettanto interessanti.

Crypto10 Hedge (token ticker: C10, tipo: ERC-20), in vendita dall’1 Aprile 2019, mira a complementare l’offerta di Invictus risolvendo esattamente i due punti menzionati sopra.

Le sue caratteristiche sono:

  1. Fondo aperto: l’acquisto e il riscatto dei token può avvenire in qualsiasi momento dal portale Invictus dedicato, utilizzando uno smart contract. Non è necessario alcun exchange, quindi nessuna commissione o slippagema anche nessun premio o sconto sul valore netto del token.
  2. Indice di mercato ad allocazione dinamica settimanale: come già avviene per Crypto20, Crypto10 Hedge traccia le prime 10 criptovalute per market cap, ma con un peso massimo del 15% l’una.
    Il fondo viene ri-bilanciato ogni settimana.
  3. Meccanismo di copertura dei rischi (hedging)il fondo utilizza un’allocazione dinamica in valuta fiat cash per mitigare il rischio negativo del mercato. Il team ha sviluppato un algoritmo per automatizzare l’hedging del fondo.
    Questa caratteristica implica che Crypto10 Hedge dovrebbe portare rendimenti maggiori di Crypto20 in un mercato negativo (perchè sarebbe in grado di preservare il valore del fondo vendendo crypto in cambio di cash), e minori in mercati in crescita (proprio perchè non è 100% criptovalute, ma anche cash).
  4. Prestiti a margine: altra novità rispetto a Crypto20. Similmente ad altri operatori finanziari tradizionali, gli asset del fondo vengono utilizzati passivamente per prestiti a margine, ottenendo quindi un rendimento annuale sul valore del fondo in aggiunta ai risultati di mercato.
    La parte più bella? I rendimenti da prestiti a margine vengono usati per ridurre il costo annuale del fondo. Se fossero superiori ai costi totali, l’eccedenza verrebbe reinvestita nel fondo stesso. Win-win!

Il team ha pubblicato quale sarebbe stata la performance di Crypto10 Hedge se fosse iniziato contemporaneamente a Crypto20, e i risultati confermano quanto accennato prima: maggiori rendimenti nel mercato orso, minori nel toro.
Notare che in ogni caso entrambi i prodotti rendono molto di più di un’ipotetica allocazione 100% Bitcoin sullo stesso periodo.

C20 vs C10 vs BTC, settimanale (fonte: server Discord di Invictus Capital)

Quanto costa? Sulla carta non è gratis.
I costi sono così strutturati:

  • Gestione: 1% l’anno;
  • Custodia: 0.5% l’anno;
  • Amministrazione: 0.2% l’anno;
  • Entrata/uscita: 0.5% a transazione;

Totale: 1.7% l’anno di costi fissi, escludendo i rendimenti da prestiti a margine, e 0.5% a transazione di entrata/uscita per proteggere il fondo dall’arbitraggio e dallo scalping.
Invictus ha dichiarato che è ragionevole che i rendimenti da prestiti a margine riescano a coprire o eccedere i costi annuali del fondo, per cui potenzialmente anche Crypto10 Hedge avrebbe zero costi fissi per gli investitori.

Personalmente, ritengo questo prodotto molto più vicino a chi è avverso all’enorme volatilità delle criptovalute e contemporaneamente preferisce un trading ben più passivo.

Nel caso tu preferisca uno stile più attivo, probabilmente è meglio Crypto20 abbinato alla tua strategia di trading personalizzata (anche se indovinare i movimenti di mercato rimane molto difficile e lo sconsiglio, se non per divertimento).

Alternative

Sono riuscito a trovare tre alternative a Crypto20, sebbene io ritenga soltanto Iconomi BLX un vero rivale per caratteristiche del prodotto.
Non ho invece trovato nulla per Hyperion Fund (IHF) e Crypto10 Hedge (C10). Questo testimonia la novità dei prodotti e il vantaggio competitivo del team di Invictus Capital.

Nel caso mi sia sfuggita un’alternativa valida, fammelo sapere nei commenti!

Ecco le tre opzioni:

  1. Iconomi BLX

Probabilmente la migliore alternativa a Crypto20. Ogni token rappresenta una quota di un paniere diversificato di criptovalute, ribilanciata periodicamente e passivamente per capitalizzazione di mercato e volumi, con un limite di allocazione nel fondo di circa il 10% massimo ciascuna (e in ogni caso idealmente non superiore al 5% della capitalizzazione di mercato totale). Ci sono però importanti differenze:

  • Il ribilanciamento avviene mensilmente, come anche quando una singola criptovaluta superi il 25% del totale del fondo;
  • Il numero di criptovalute nel fondo è illimitato e viene deciso in base a una complessa serie di valutazioni;
  • Il costo è del 3% l’anno, più uno 0.5% applicato a ogni transazione di uscita.

Onestamente, sarebbe un’alternativa validissima se non fosse per il costo annuale fin troppo alto rispetto a Crypto20. Nel lungo termine, il 3% l’anno può generare enormi perdite per l’investitore.

2. Combicoin

Combicoin è stato lanciato tramite ICO a Ottobre 2017. E’ un token ERC-20 simile a Crypto20. Traccia il mercato in base a regole specifiche e viene ribilanciato periodicamente, ma sembra sia un fondo aperto.

Dico “sembra” perchè il sito appare fermo a metà 2018, e non viene specificato da nessuna parte come funzioni esattamente, o come comprarlo.
Il fatto che io stia inserendo un coin così povero di informazioni nella lista di alternative dovrebbe farti capire quanto sia poca la competizione in questo spazio.

Inutile dire che lo sconsiglio.

3. Coinbase Bundle

Il meccanismo di questo servizio di Coinbase è semplice: invece che acquistare una quota di una singola criptovaluta, acquisti automaticamente un paniere di una manciata di criptovalute, pesato per valore di mercato.

Di fatto, non è un fondo comune. Coinbase Bundle è semplicemente un modo semplice di diversificare il tuo investimento senza fatica.

Onestamente, tra la bassa offerta di criptovalute su Coinbase e la predominanza di Bitcoin, la diversificazione del prodotto è bassa. Inoltre, il ribilanciamento periodico e tutto ciò che ne consegue rimane comunque nelle tue mani.

Se sei un investitore alle prime armi e sei arrivato a leggere fin qui, complimenti! Questo prodotto potrebbe fare per te, leggi anche la guida al tuo primo acquisto su Coinbase.

In tutti gli altri casi: sconsigliato.


In sostanza, a costo di sembrare un post sponsorizzato da Invictus Capital, e non lo è, posso soltanto che consigliarti i loro prodotti.
Sul sito Invictus trovi tutti i documenti informativi per ciascun prodotto.

Per acquistarli, il mio consiglio è:

  1. Deposita su Coinbase;
  2. Trasferisci su Coinbase Pro e acquista ETH;
  3. Invia ETH all’exchange dove vuoi effettuare l’acquisto (o allo smart contract, in caso di C10);
  4. Acquista i token tramite ordine limite o di mercato;
  5. Sposta i token su un portafoglio affidabile, preferibilmente hardware (il Ledger Nano S è un ottimo punto di partenza);
  6. Profit! 😁

 


P.S. Se non ti trovi a tuo agio con il lessico finanziario e i ragionamenti da investitore medio, consiglio di investire in te stesso, prima di tuffarti di testa nel mondo delle criptovalute.

Le due risorse più famose per i piccoli investitori in grado di capire l’inglese sono:

  1. 📖 The little book of Common Sense Investing: un piccolo libro pieno di consigli pratici per avvicinarsi correttamente al mondo degli investimenti finanziari. Per piccoli risparmiatori.
  2. 📖 The Intelligent Investor: un’introduzione di base agli investimenti, dando maggiore importanza all’atteggiamento da assumere per evitare errori costosi.

Abbinando questi due libri otterrai un’infarinatura di base sufficiente a valutare meglio le tue opzioni d’investimento.

 



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Questo articolo riflette la mia opinione personale e non constituisce consiglio d’investimento professionale.

Investi in criptovalute con cautela.

Famosi algoritmi di consenso: PoW vs PoS vs dBFT

La blockchain alla base di Bitcoin è probabilmente il database più sicuro al mondo.
Ogni transazione è immutabile, potenzialmente eterna, e impossibile da imitare o contraffarre.

Il trucco? L’algoritmo di consenso, o consensus algorithm (a volte anche detto consensus mechanism o scheme).

 - Dilbert by Scott Adams

Essenzialmente, ogni transazione deve prima di tutto essere validata dai nodi del network, prima di essere definitivamente inclusa nella blockchain.
Per farlo, gli stessi nodi devono raggiungere un consenso sulla validità della transazione, senza doversi semplicemente fidare l’uno delle informazioni dell’altro.

Blockchain diverse hanno raggiunto lo scopo in modi diversi, tutti a loro modo interessanti e più o meno sperimentali.

Curioso?

Ecco i tre più famosi algoritmi di consenso.

Proof-of-Work (PoW)

Sicuramente il più famoso. Principale esponente? Ovviamente Bitcoin.
Altre famose criptovalute che hanno adottato il PoW sono essenzialmente derivati di Bitcoin, ad esempio Bitcoin Cash, Litecoin e Vertcoin. Ethereum è un’eccezione tra le più famose, in quanto blockchain sviluppata da zero, ma allo stesso tempo PoW.

Come funziona il più utilizzato algoritmo di consenso al mondo, quindi?

Ogni transazione viene prima di tutto inclusa in uno specifico blocco di dati, il quale è poi registrato sulla blockchain grazie all’hashing svolto dai miner.

“…Eh?”

Dumb Question - Dilbert by Scott Adams

Proviamo a semplificare: i miner criptano il blocco tramite uno specifico algoritmo (nel caso di Bitcoin, lo SHA-256), cercando essenzialmente di indovinare il risultato corretto (chiamato hash), secondo dei parametri stabiliti da un altro algoritmo, cosiddetto “di difficoltà”.
Il primo miner che azzecca “vince” sia una predeterminata somma di Bitcoin creata da zero, sia i costi di tutte le transazioni incluse nel blocco.
Queste due componenti fungono da incentivo monetario per i miner, vista l’utilità del lavoro per l’intera comunità.
In particolare, la somma di Bitcoin generata assieme al blocco è paragonabile all’operazione di stampa moneta delle Banche Centrali, perchè genera inflazione (sebbene sia molto più prevedebile dei meccanismi classici, perchè governata da un algoritmo).

Questo sistema è efficace per un motivo molto semplice: calcolare un hash velocemente richiede un’importante quantità di potenza computazionale, e, di conseguenza, elettricità.

“Cioè, fammi capire: i miner sprecano tonnellate di energia, e questo è un bene?”

Ottima domanda. Ovviamente ci sono due facce per la stessa medaglia.

Il vantaggio di un algoritmo PoW è la barriera economica per attori fraudolenti.
Per poter cambiare una transazione, o spenderla due volte (“double spending”), un malintenzionato dovrebbe prima di tutto ottenere una maggioranza assoluta di potere computazionale nell’intero network.
Impossibile? Non esattamente. Più semplicemente, sarebbe così complesso e costoso da rendere misero l’eventuale risultato finale (guadagno < costo).

Per questo motivo, affermare che il network Bitcoin sprechi energia non è corretto.

Allo stesso tempo, è invece assolutamente corretto notare la quantità di elettricità richiesta, e l’insostenibilità del network sul lungo termine.

Potete leggere al riguardo quest’ottimo articolo, che vi riassumo per comodità.
Al momento della stesura dell’articolo, se Bitcoin fosse stato una nazione, allora  sarebbe risultato 48esimo nella classifica del fabbisogno energetico nazionale.
Confrontando Bitcoin con VISA, il paragone diventa ancora più cupo.

bitcoinpower

Con l’energia necessaria per validare una singola transazione Bitcoin si potrebbero gestire più di 400.000 transazioni sul circuito VISA.

Aggiungiamo anche che i miner sono spesso cinesi, la cui energia prodotta tramite carbone è tanto inquinante quanto economica, e che i macchinari richiesti sono rari e costosi, per chiudere un quadro piuttosto ambiguo.

Non c’è quindi da stupirsi che il mercato si sia mosso per trovare alternative sufficientemente sicure e ben più ecologiche.

È il momento di introdurre il nostro secondo algoritmo.

Proof-of-Stake (PoS)

Da Proof-of-Work, o “dimostrazione di lavoro”, a Proof-of-stake, “dimostrazione di interesse”, cosa cambia?

Come suggeriscono le traduzioni, l’algoritmo PoS preferisce un approccio ben diverso.
La figura del miner rimane concettualmente la stessa, ma differisce radicalmente nella pratica.

In una blockchain, chi sono i maggiori interessati nel garantire la sicurezza e l’affidabilità del network?
Ovviamente, i proprietari di criptovaluta o token: infatti, nel caso il network venisse compromesso, la relativa moneta non varrebbe più nulla.

Partendo da questo semplice presupposto, l’algoritmo PoS stabilisce che per minare blocchi è necessario possedere e bloccare più o meno grandi quantità di criptovaluta.
Esempio veloce: hai il 3% dell’intera fornitura di FakeCoin? La probabilità di validare un blocco è del 3%.

Image result for proof-of-stakeCosì facendo, il sistema sopperisce agilmente agli svantaggi dell’algoritmo PoW, perchè:

  • Il sistema non richiede una grande potenza computazionale, e di conseguenza non solo è efficiente dal punto di vista energetico, ma è anche indipendente da macchinari specializzati e centralizzati.
  • Per compromettere il network servirebbe una maggioranza del 51%, rendendo l’operazione complessa e costosa.
  • In caso di tentativo di compromissione, il malintenzionato dovrebbe comunque acquistare il 51% della fornitura di criptovaluta, il cui valore crollerebbe a zero in seguito all’attacco stesso.

L’algoritmo PoS è, a ragione, considerato quasi sempre preferibile al PoW proprio per questi motivi.
Inoltre, è disponibile anche in modalità diverse, ad esempio la Delegated Proof-of-Stake, dove i proprietari di criptovaluta possono votare dei rappresentanti, i quali validano il network, propongono modifiche al sistema, e condividono le ricompense del mining con i loro elettori.
Praticamente una democrazia digitale.

Ma nonostante tutto, non è esente da difetti nemmeno l’algoritmo PoS.

Prima di tutto, al momento le blockchain PoS non sono ancora in grado di raggiungere le migliaia di transazioni al secondo necessarie per un network di pagamenti. Più comunemente, si attestano sulle centinaia al secondo.

Alcuni hanno anche fatto notare come PoW e PoS condividano un difetto/caratteristica: la procedura in caso di mancato consenso sulla validità di un blocco.
In caso due blocchi siano considerati validi nello stesso momento, la blockchain si biforca, registrandoli entrambi.

 

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Uno o più blocchi dopo, il network ristabilisce il consenso su uno dei rami, il quale prima o poi si dividerà (in inglese “fork”) di nuovo, per poi ritrovare il consenso, e così via.

Per quanto questi eventi siano considerati una funzionalità della blockchain, in alcuni casi non sono desiderabili.

Immagina di comprare una casa e registrare l’acquisto tramite blockchain: vorresti davvero che l’atto venga validato in una versione alternativa, per poi non risultare più ufficialmente valido? Ovviamente no.

Per sopperire al problema, alcune blockchain usano l’algoritmo dBFT.
Perchè?

delegated Byzantine Fault Tolerance (dBFT)

L’algoritmo di consenso dBFT è stato portato alla ribalta dalla blockchain NEO (precedentemente chiamata “Antshares”), promettendo sostanziali miglioramenti e un solido meccanismo di validazione.

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La complessità del nome deriva dal “problema dei generali bizantini”:

[…] un problema informatico su come raggiungere consenso in situazioni in cui è possibile la presenza di errori. Il problema consiste nel trovare un accordo, comunicando solo tramite messaggi, tra componenti diversi nel caso in cui siano presenti informazioni discordanti.

Applicando la stessa analogia al mondo blockchain, l’obiettivo dell’algoritmo dBFT è di creare un consenso non soltanto univoco, ma anche affidabile e a prova di malintenzionati.

Ecco come:

  1. La base utenti è divisa in utilizzatori e nodi professionali, anche detti bookkeeping nodes. I primi vogliono semplicemente sfruttare le capacità del network, i secondi invece puntano al guadagno economico derivante dalla validazione della blockchain.
  2. Similmente all’algoritmo dPoS visto in precedenza, gli utilizzatori votano per eleggere dei delegati tra i nodi professionali disponibili, assegnandogli l’onere di validare il network.
  3. Ad ogni verifica, un delegato viene scelto pseudo-randomicamente per comunicare la sua versione della blockchain al resto del network.
  4. A questo punto, se il 66% dei rimanenti delegati approva la comunicazione, allora la blockchain raggiunge il consenso sulla verifica del blocco, e lo aggiunge. In caso contrario, viene eletto un nuovo delegato, il quale propone una nuova versione da votare.

Inizia sempre più ad assomigliare a un governo digitale, vero?

Tramite questa serie di voti, il consenso finale è sempre univoco.
Oltretutto, non essendo necessario nessun calcolo, il network è veloce e scalabile, permettendo di effettuare decine di migliaia di transazioni al secondo.

In questo modo, la blockchain riesce ad essere decentralizzata (più o meno, a seconda del numero di nodi professionali presenti) e, allo stesso tempo, abbastanza performante da competere con sistemi centralizzati più tradizionali.

Conclusione

Il tasso di innovazione nel settore blockchain continua a crescere esponenzialmente, e con esso anche le soluzioni volte a migliorare questi nuovi sistemi decentralizzati.

Tra i cambiamenti più interessanti ci sono sicuramente quelli agli algoritmi di consenso, che permettono validazioni più sicure e veloci, con compromessi più o meno accettabili.

Il più famoso algoritmo, denominato Proof-of-Work, è ancora considerato il più affidabile, pur mostrando enormi problemi di sostenibilità sul lungo termine a causa dell’energia richiesta per la validazione dei blocchi.

Ovviamente altri sviluppatori non sono rimasti a guardare, e nuovi algoritmi hanno portato maggiore efficienza e velocità.
Tra questi, si sono distinti il Proof-of-Stake, il delegated Proof-of-Stake, e infine il delegated Byzantine Fault Tolerance, il quale rinuncia a una completa decentralizzazione in favore di velocità, scalabilità e consenso univoco.

Tutto questo dimostra quanto non esista ancora uno standard tra gli algoritmi di consenso, in grado di garantire performance comparabili ai circuiti tradizionali e sicurezza simile al network Bitcoin.

Al ritmo di innovazione attuale, siamo sicuri che sia solo questione di tempo.

Che il 2018 sia l’anno giusto?

I migliori exchange di criptovalute

Hai appena preso la decisione di investire in criptovalute, magari una piccolissima somma, giusto per iniziare.
E ti sei chiesto: “Sì, ma dove posso farlo, e di chi fidarsi?”

Domanda legittima!
Negli ultimi mesi, quasi tutti i novelli appassionati di criptovalute mi hanno posto lo stesso identico interrogativo.

Esistono già 150+ exchange di criptovalute al mondo, la cui reputazione non è sempre a prova di bomba.

Basti pensare ai recenti hack e scandali: Coincheck ($450M)BitGrail ($150M, è un exchange italiano!)Bitfinex/Tether (mandato di apparizione), e tanti altri, da Mt. Gox a DAO.

E’ quindi imperativo conoscere le piattaforme più affidabili e utilizzate per minimizzare i rischi di hack, frode e furto.

Ecco quindi tre tra i migliori exchange disponibili in Italia:

1. Coinbase

L’exchange per definizione, il più user-friendly sul mercato.

Coinbase

Sei alle prime armi e vuoi effettuare un primo acquisto senza troppi grattacapi?
Coinbase è la risposta. In caso ti serva, puoi leggere la guida dettagliata all’acquisto.

Ovviamente, l’immediatezza è un’arma a doppio taglio.
Questo exchange offre al momento solo Bitcoin, Ether e Litecoin, e prevede delle commissioni sull’acquisto piuttosto alte.
Inoltre, permette soltanto di acquistare al prezzo di mercato. Nessun controllo granulare sugli ordini.

Personalmente, posso solo che consigliare di fare un primo acquisto, specialmente se in piccole quantità, su questa piattaforma. Una volta imparate le basi, potrai spostarti su exchange più complessi e sbizzarrirti con grafici e candele.

Pro: immediato, semplice, reputazione impeccabile.

Contro: alte commissioni sull’acquisto, poche criptovalute, zero controllo sull’ordine.

2. GDAX

GDAX rientra a malapena nella top 10 degli exchange più usati al mondo, e offre soltanto Bitcoin, Ether e Litecoin.

GDAX
GDAX presenta un’interfaccia professionale e minimale


E allora perchè lo sto inserendo al secondo posto?

Perchè GDAX utilizza lo stesso account di Coinbase (di fatto, sono la stessa società) e risolve due grossi difetti: le alte commissioni e l’assenza di ordini complessi.

Commissioni

Ogni ordine di acquisto o vendita a prezzo di mercato (per definizione: il prezzo più basso disponibile per l’acquisto, o il più alto per la vendita) richiede una commissione pari allo 0,2% della transazione. Coinbase applica l’1,5%, che aumenta a 3,99% in caso di acquisi tramite carta di credito.

Magnifico, giusto? Non è finita.

Nel caso si effettui un limit order invece di un market order, la commissione è pari a zero.

Ti invito ad approfittarne, quindi ecco lo spiegone su questa tipologia di ordini

Ordini

Ho accennato nel paragrafo precedente come funzioni un ordine di mercato. In quel caso, non stai creando alcuna liquidità sulla piattaforma.
Essenzialmente, stai approfittando delle offerte già presenti.

GDAX ha quindi deciso di premiare la creazione di offerte e, di conseguenza, l’aumento di liquidità eliminando le commissioni sui limit orders.

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I tre tipi di ordine su GDAX, con relativo buy/sell

Con questa tipologia di ordini, puoi decidere di acquistare o vendere a uno specifico prezzo. L’offerta rimarrà quindi disponibile per altri utenti, finchè non viene cancellata o accettata.

In pratica:

  • Vendita: puoi fissare un limit order a un prezzo maggiore del mercato. In questo modo, venderai solo e soltanto a quel prezzo, garantendoti i profitti desiderati.
  • Acquisto: l’opposto. Puoi emettere un limit order a un prezzo inferiore rispetto al mercato e approfittare di un improvviso ribasso (in inglese “dip”, nella tipica espressione “buy the dip”). 

Questa soluzione presenta un vantaggio non da poco: la possibilità di acquistare o vendere a prezzi più favorevoli.
Supponiamo tu sia convinto che il prezzo di un singolo Ether stia per diminuire. Grazie a un limit order, potresti testare la tua ipotesi impostando un acquisto ad un prezzo inferiore, magari del 10-20%.
In caso di fallimento, cioè nel caso in cui il prezzo di un Ether non si abbassi fino a raggiungere il prezzo impostato, l’ordine non si attiverà, e potrai cancellarlo senza alcun costo.
In caso contrario, success! Ether si è deprezzato abbastanza da raggiungere il prezzo del tuo ordine di acquisto. Avrai quindi comprato a un prezzo migliore rispetto a un ordine di mercato.

Ricorda ovviamente che questa tipologia di ordine non è istantanea. Se sei affetto da Fear of Missing Out (FOMO), o Paura di Perdere il Treno, approfitta dell’ordine di mercato.

Un’ultima nota: nell’immagine sopra, potrai vedere sulla sinistra tre sezioni, cioè Market, Limit e Stop. 
Gli stop order sono degli ordini di mercato che si attivano quando il prezzo raggiunge una certa soglia.
La differenza con i limit orders è lo scopo: con lo stop, potrai essere sicuro di vendere se il prezzo scende sotto una certa soglia, o acquistare se sale troppo.

Divertiti a sperimentarli! Ricapitolo:

  • I market order sono istantanei e costano lo 0,2% della transazione;
  • I limit order si attivano in un secondo momento (order fillinge sono gratuiti;
  • Gli stop order sono un ibrido: si attivano in un secondo momento, ma costano come un ordine di mercato.

Ok, finito lo spiegone. Continuiamo.

3. Binance

Binance è, al momento, l’exchange #1 al pari di Upbit (che al momento mi permetto di ignorare perchè ridondante) con un volume di circa $1.6 miliardi al giorno.

Questo exchange deve tutto il suo successo a un’interfaccia elegante, un’operatività eccellente, e commissioni a buon mercato.

binance
L’interfaccia di Binance è allo stesso tempo semplice ed efficace

Come da immagine, per ogni coppia di valute è presente un’interfaccia simile a GDAX.
Sulla sinistra, tutti gli ordini al momento disponibili: in verde le offerte di acquisto (a cui quindi potremo vendere i nostri coin), e in rosso le offerte di vendita (dalle quali, di conseguenza, potremo acquistarne altri).
Al centro l’andamento dei prezzi, completo di limit/market/stop orders, similmente a GDAX.
Per finire, sulla destra sono presenti tutte le coppie disponibili e lo storico delle transazioni della coppia selezionata.

Ma non è questo ovviamente il vero selling point di Binance.
La peculiarità della piattaforma è infatti la gigantesca offerta di criptovalute e token. E’ possibile trovare praticamente di tutto, e nuove cripto sono aggiunte regolarmente e velocemente.
Più o meno il paradiso di ogni folle appassionato… e speculatore.

Dulcis in fundo, Binance applica una commissione dello 0,1% su ogni tipologia di ordine, con un simpatico cavillo.
Ogni utente può di fatto acquistare su Binance il coin BNB, di proprietà dello stesso exchange, da usare per dimezzare le commissioni, da 0,1% a 0,05%.
Così facendo, le commissioni sono scalate dal totale BNB di volta in volta.
Se hai in mente di utilizzare Binance giorno e notte, ti potrebbe quindi convenire l’acquisto di una manciata di BNB per dimezzare i tuoi costi.

4. Exchange per Margin Trading

La triade Coinbase, GDAX, Binance è perfetta per passare da iniziato/nuovo utente a trader per hobby.
Partendo da un acquisto semplice, ma costoso, su Coinbase, è possibile testare ordini avanzati su GDAX, per poi spostarsi su Binance e sperimentare ogni tipo di criptovaluta.

Questi tre exchange non offrono però funzionalità avanzate come il margin trading, e di conseguenza la leva.
Tramite margin trading, investiamo con capitale preso in prestito da altri utenti, pagando un tasso di interesse. Questa operazione permette di sfruttare la leva finanziaria e accedere a transazioni prima inaccessibili.

margin
Margin trading: una garanzia iniziale permette di ottenere ulteriori fondi in prestito

Esempio: i miei 1000$ di garanzia mi permettono di prendere in prestito altri 1000$, ottenendo così un totale di 2000$. Ho così ottenuto una leva 2:1, cioè al doppio del capitale in garanzia.

Sebbene questa funzionalità permetta anche ai pesci più piccoli di effettuare transazioni maggiori, e quindi più profittevoli, espone anche a grandi rischi a causa della volatilità delle criptovalute.
Infatti, nel caso le perdite superino i limiti specificati dalla piattaforma, la tua posizione verrà margin called. In parole povere? Chiusa e azzerata.

La mia raccomandazione è assolutamente di non provare il margin trading, se non con somme ininfluenti.

Se pensi di avere il background e l’esperienza necessaria, puoi sperimentare gli exchange elencati qui. Personalmente, tra i tanti potrei nominare Bitfinex e Kraken, nonostante quest’ultimo non sia molto performante.

In conclusione

Ora che sai cosa fare e dove andare, giusto qualche consiglio:

  • Non investire più di quanto puoi permetterti di perdere. Le criptovalute sono volatili e speculative, stai attento.
  • Ricorda sempre che ogni exchange presenta rischi di hacking, phishing, furto, exit scam, ecc.. Se intendi comprare e tenere sul lungo termine, creati un portafoglio di criptovalute e trasferisci i tuoi coin/token al sicuro.
  • Prepara una strategia prima di iniziare una transazione: vuoi guadagnare il 10-20-30%? Tenere sul lungo termine? Qualunque sia il tuo obiettivo, delinea una strategia e seguila. Il mercato soffre regolarmente di attacchi di panico, per cui è giusto vendere quando si ritiene opportuno.

In generale, divertiti! Le criptovalute ci permettono di diventare i nostri stessi broker e imparare i fondamentali non solo della tecnologia blockchain, ma anche del trading finanziario.

Perchè non approfittarne?


Questo articolo riflette la mia opinione personale e non è considerabile come un consiglio d’investimento professionale.
Investi in criptovalute con cautela.

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